Intervista allo chef Davide Oldani

Intervista allo chef Davide Oldani

Lo chef protagonista del Teatro Cucina ci svela il suo amore per i fornelli, anche a casa

E’ uno tra i migliori cuochi emergenti del panorama italiano. Il milanese Davide Oldani, proprietario del Ristorante D’O di Cornaredo (MI), partecipa dal 2001 all’esperimento innovativo di “Teatro-Cucina intrattenimento conviviale in cinque portate e due atti” in scena nel capoluogo lombardo sino al 5 dicembre. Un’opera che ha creato un vero e proprio genere teatrale.

Come nasce questa collaborazione?

Quasi per caso, con un incontro fortuito con Valentino Infuso. Non appena il regista napoletano gustò la mia cucina, mi proposte di ideare la parte tecnica dello spettacolo, elaborando un menù adatto all’occasione.

Che significato ha “teatralizzare il cibo”?

Il tutto parte da una idea, quella di degustare per davvero il cibo. Per far questo, è necessario che sia il cervello sia lo stomaco vadano a completarsi come in questa esperienza teatrale. L’opera coglie il perfetto connubio tra anima e corpo, con la mente ancor più concentrata sullo spettacolo dopo gli assaggi gustosi che mettono in salute e in pace con se stessi.

Quali sensazioni si riescono a trasmettere al pubblico?

Innanzitutto, una gradevole sensazione di benessere. Il palco cattura e diverte il pubblico con gusto, grazie al perfetto mix di sapori e pietanze, e gli spettatori si divertono con gli occhi dopo aver sapientemente accudito lo stomaco.

Cosa crede debba cambiare nel rapporto tra gli italiani e la cucina?

Credo che debba pian piano affinarsi. E per raggiungere questo scopo, ritengo che un ruolo di primaria importanza dobbiamo giocarlo noi cuochi in modo tale da rendere il rapporto tra italiani e cucina sempre più gustoso e buono.

In un mondo sempre più fast-food, la Wellness Cucina professa un ritorno degli italiani alla preparazione delle proprie pietanze perché ciò dona benessere e piacere. È d’accordo con la nostra filosofia?

Dovrebbe divenire un modo di essere e di vivere. Sono passati gli anni in cui mangiavamo avendo come unico scopo quello di nutrirci: lo faceva mio nonno durante la guerra. Ora, senza per questo sopprimere le nostre abitudini alimentari, dobbiamo andare alla ricerca di un nuovo rapporto col cibo e la preparazione, in maniera sempre più affinata e selezionata. La nostra identità culinaria deve adeguarsi alle nuove tecniche di cucina.

Come chef professionista riesce ancora a provare sensazioni positive nonostante lo stress lavorativo? Ovvero, per lei l’atto del cucinare è ancora un momento di piacere?

Sempre! Cucinare è il mio lavoro e la mia vita. Per me è sempre un momento di piacere preparare da mangiare. Se a lavoro, dove gli chef sono tanti, mi capita di dover dirigere solamente senza mettermi all’opera, una volta a casa mi dedico ai fornelli, rilassandomi e ritrovando me stesso.

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La filosofia D’O

Nella trattoria di Davide Oldani grande attenzione alla stagionalità e utilizzo di materie prime poco costose.
Il menù prevede 4 antipasti, 4 primi, 4 secondi e 4 dolci. Il menu degustazione costa 32 euro e, dal martedì al venerdì, c'è anche un menu speciale per il pranzo da 11,50 euro.