Intervista ad Andrea Berton

Intervista ad Andrea Berton

Abbiamo incontrato Andrea Berton che propone la sua cucina creativa nel segno della contemporaneità e dell’eccellenza a Milano. Il ristorante Trussardi Alla Scala è stato premiato con due stelle dalla guida Michelin Italia 2009.
Quando è nata la sua passione per la cucina?

Quando ho cominciato questo lavoro non era in voga come adesso. Tutto è nato nel 1989 quando ho avuto il mio primo posto di lavoro da Gualtiero Marchesi, primo chef italiano a prendere 3 stelle nella guida Michelin.

Secondo la Wellness Cucina, l’atto del cucinare rappresenta un momento di relax, che apporta benessere. Lei riesce ancora a vivere in cucina momenti di piacere, o lo considera ormai puro lavoro?

Questo è un lavoro totalizzante che si può svolgere al meglio solo se si nutre una vera passione per la cucina. Uno chef pensa molto, si aggiorna e cerca di avere una conoscenza completa su tutto il mondo del food. È richiesta una certa fatica fisica, in quanto ha un orario molto più lungo rispetto a un’attività normale. Ma chi ci mette il meglio di sé e amore può ottenere molte soddisfazioni.

Nel ristorante nel quale lavora, Trussardi Alla Scala, una parete di vetro divide la cucina e la sala in cui si mangia. I clienti possono così vedere e diventano spettatori. Una soluzione molto Wellness Cucina…

Considero importante far vedere quello che accade realmente in cucina. Tutti i movimenti sono pensati e studiati per l’assemblaggio di un piatto e questo è un aspetto che lascia molto incuriosito il cliente. Ho voluto abbandonare completamente la concezione tradizionale che portava a nascondere la cucina, perché considerato un ambiente trascurato. Secondo me la cucina deve essere il primo punto di attenzione di un ristorante, in modo da garantire funzionalità, igiene e pulizia.

Ci sono dei piatti che le ricordano l’infanzia, o che le riportano alla mente un momento felice del passato?

A me viene subito in mente la polenta, perché sono friulano. Però a me non piaceva la polenta dura e pesante, come di solito la preparano in Friuli. Non è quindi un ricordo positivo, ma mi ha spinto a evolvermi. Il ricordo della polenta mi è servito per darle un valore diverso, per migliorarla, farla diventare digeribile e migliorarne anche la presentazione.

Quanto importante è la presentazione di un piatto?

È un fattore importantissimo al pari del gusto finale. Se un piatto è presentato bene credo sia anche più buono. La ricerca nella presentazione e nell’assemblaggio, per forza di cose migliorano la qualità del gusto e del prodotto.

Lei, a casa sua, organizza cene con amici? Che approccio adotta?

Assolutamente si. È un momento di gioia la preparazione dei cibi e della tavola. Il fatto di avere il bicchiere giusto e il piatto giusto diventano un valore aggiunto della cena organizzata in casa.
L’atto della preparazione è paragonabile all’andare a teatro, deve essere tutto perfetto per potersi godere appieno la serata.

Viviamo tutti i giorni la cucina di casa e l’atto del cucinare è un piacere della vita per chi ha davvero passione e riceve soddisfazione dal cibo. Ecco perchè la mia cucina deve avere tutte le caratteristiche giuste per coinvolgere i 5 sensi dei miei ospiti.

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"Suggerisco una polenta molto morbida, quasi liquida, con una fonduta di taleggio che viene posta al centro di questa crema. Sopra si mette un po’ di burro al mais, molto delicato, e per finire una bella grattugiata di tartufo bianco.
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Andrea Berton