Ci sono alcune attività che aiutano ad assorbire il mentale: una passeggiata nei boschi o in riva al mare, il giardinaggio, il golf, il disegno, il cucito… Ma esistono anche semplici esercizi di presenza mentale che possiamo integrare nel nostro quotidiano, ad esempio lavando i piatti.
In queste "pause salutari" semplicemente respiriamo con consapevolezza, facendo attenzione a quello che stiamo facendo, senza perderci nel flusso incessante dei pensieri.
Non importa se tali pratiche siano di matrice buddista, zen, induista, o francescana. L’approccio migliore è il pragmatismo: “Provo per un mese, poi decido se continuare...”.
L'esperienza di Thich Nhat Hanh
Thich Nhat Hanh è un monaco zen vietnamita che oggi vive nel sud della Francia,
Ha rinunciato all’isolamento monastico per aiutare i rifugiati di tutto il mondo. Nel 1967 è stato candidato al Nobel per la pace da Martin Luther King, Ha pubblicato quasi 70 libri in cui invita a prestare attenzione a ogni attività quotidiana, a ogni oggetto che ci circonda.
Nel libro “Il Sole il mio cuore” (Ubaldini Editore – Roma) ci illumina con la sua poetica semplicità.
“Per me l’idea che lavare i piatti sia una faccenda sgradevole può sorgere solo quando non li stiamo lavando. In piedi, davanti al lavello con le maniche rimboccate e le mani nell’acqua calda non è poi così male. Mi piace dedicare tempo a ogni piatto, pienamente consapevole del piatto, dell’acqua e di ogni movimento delle mani”.
E ci avverte che se vogliamo sbrigarcela in fretta per poi rilassarci davanti ad una tazza di the, allora il lavare i piatti diventa spiacevole e pesante. E subito dopo non potremo neanche gustarci il the, perché terremo in mano la tazza pensando a cosa faremo dopo, e così l’aroma e il sapore del the andranno perduti, assieme al piacere di berlo.
Enrico Forzato