Ai bambini piace la wellness cucina

Ai bambini piace la wellness cucina

I bambini amano aiutare i propri genitori dietro ai fornelli. Si divertono, si sentono utili, ma soprattutto imparano a conoscere la natura, il cambio delle stagioni e i principi che stanno alla base di una alimentazione sana ed equilibrata

Il fascino alchemico della cucina

Agli occhi del bambino (dai due anni in su) la cucina appare come un laboratorio un po’ misterioso in cui si miscelano diversi elementi che cambiano forma, colore e consistenza.

Un vero e proprio atelier in cui è possibile:

  • sviluppare la manualità attraverso l’uso di nuovi strumenti
  • imparare a lavorare in gruppo nel rispetto delle regole
  • condividere ore felici insieme ai fratelli o agli amici
  • scoprire nuovi gusti e odori affinando il senso del gusto e dell’olfatto
  • mettere in pratica le basi dell’aritmetica appena acquisite (per dosare gli ingredienti nella giusta proporzione)
  • conoscere molteplici relazioni di causa ed effetto (l’ebollizione, la lievitazione, la conservazione…)
  • arricchire il proprio vocabolario
  • trarre soddisfazione per il risultato finale raggiunto sostenendo l’autostima.

La cucina è anche il focolare attorno al quale la madre insegna alla figlia le ricette della nonna tramandando le tradizioni alimentari della propria terra e della propria famiglia. Allo stesso modo in cui le fiabe riescono ad attraversare il tempo e a mettere in relazione generazioni così lontane.

Ma in cucina esistono anche pericoli come il gas, il fuoco, oggetti affilati e appuntiti. E così si presenta anche l’occasione per spiegare ai giovani chef che gli oggetti vanno usati con criterio, rispettando le indicazioni ricevute, adottando la corretta impugnatura.

Non sorprende quindi che esistano corsi di cucina appositamente pensati per i bambini, o libri che offrono spunti e consigli utili per avvicinare i più piccoli a questo fantastico mondo.

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L'arte di fare la pasta

Jamie Oliver nel suo libro "Il mio giro d'Italia" racconta di aver conosciuto a Bari una bambina di sette anni "che faceva le orecchiette, i cappelletti e i fusilli più in fretta e meglio di qualunque chef io abbia mai conosciuto! Mi ha perfino insegnato a farne alcuni tipi che non avevo mai provato a fare".