Alcuni ricercatori delle Università di British Columbia, Virginia e Harvard hanno cercato di capire se ci sono comportamenti d’acquisto “virtuosi” che portano a un miglioramento del benessere umano. Questi i consigli dei ricercatori per uno shopping appagante.
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Privilegiare le esperienze alle cose materiali: il 60% dei 1.000 americani intervistati ha dichiarato di aver provato maggior felicità da acquisti legati a un’esperienza (un viaggio, un corso di cucina). Queste situazioni piacevoli si fissano più saldamente nella memoria, rispetto al possesso di un bene, perché l’uomo ha soprattutto bisogno di interagire.
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Condivere. Quando spendiamo, meglio pensare anche agli altri. Alcuni studiosi hanno dimostrato infatti che l’atto della donazione attiva un’area cerebrale legata alla gratificazione...
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Gestire il lusso. Concedersi un lusso ogni tanto è, ovviamente, consentito. Meglio però puntare su acquisti diversificati, alla nostra portata, piuttosto che focalizzarsi su un unico obiettivo economicamente molto impegnativo. Una volta acquistato, il bene perde rapidamente la sua apparente importanza. Se diversifichiamo e distribuiamo nel tempo le occasioni di spesa, possiamo gestire meglio i capricci della mente e l’effetto “utilità marginale” di un bene.
La wellness cucina è allineata a queste indicazioni. Come potrebbe non esserlo?
Inviti agli amici a casa per cucinare insieme in compagnia di un buon vino e della musica giusta; una cenetta romantica, un convivio a Natale, un aperitivo in vacanza, generano ricordi a volte indelebili. Sono alla portata di tutte le tasche. Possiamo concederceli ogni tanto. Non è questo il vero benessere?
Indagine sui consumi delle famiglie italiane
L’indagine, condotta dall'ISTAT nel corso del 2009, consente di descrivere, analizzare e interpretare i comportamenti di spesa delle famiglie residenti in Italia.
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La spesa per carne, che rappresenta oltre un quinto di quella alimentare (il 4,3 per cento della spesa totale), è pari a 104,91 euro mensili e mostra un calo del 2,2 per cento.
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Una quota superiore al 3 per cento della spesa totale viene destinata all’acquisto di patate, frutta e ortaggi (83,27 euro al mese) e a quello di pane e cereali (80,06 euro).
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Circa 63 euro al mese vengono spesi per latte, formaggi e uova (-2,2 per cento rispetto al 2008), che incidono sulla spesa totale per il 2,6 per cento
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Alle bevande le famiglie destinano in media circa 41 euro al mese.
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Tra i grassi, l’olio di oliva è quello per cui si spende di più (25,37 euro).
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La bevanda per cui si sostiene la spesa media più elevata è il vino (29,80 euro).
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Circa due famiglie su tre acquistano acqua minerale sostenendo una spesa media effettiva pari a 19,71 euro al mese.
I crescenti impegni fuori casa influenzano le abitudini alimentari delle famiglie e degli individui, spostando sempre più frequentemente fuori dalle mura domestiche la consumazione dei pasti principali: più di una famiglia su due effettua spese per consumazioni in bar, pasticcerie e chioschi e oltre un terzo in ristoranti, trattorie e tavole calde.
A livello nazionale, la spesa effettiva per ristoranti, trattorie e tavole calde è pari a 148,15 euro al mese.
L’indagine Istat rileva le spese per generi alimentari e bevande, abitazione e utenze, arredamento, abbigliamento e calzature, sanità, trasporti e comunicazioni, tempo libero e istruzione, altri beni e servizi.
Enrico Forzato