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Intervista a Francesca Lavizzari

Architetto e designer, Francesca Lavizzari opera prevalentemente nel campo dell’interior design e del product design. Collabora con aziende di vari settori per la progettazione di prodotti industriali e per la realizzazione di allestimenti ed esposizioni. Si occupa anche di ristrutturazione di interni. E’ docente incaricato della facoltà del design del Politecnico di Milano.

In cucina si vive gran parte della giornata. Come si può valorizzare con le luci quest’ambiente?

La cucina è certamente lo spazio più importante all’interno di una casa, ma è soprattutto lo spazio dove convivono diverse esperienze. Le attività principali sono la preparazione e il consumo dei cibi, quindi il mio consiglio è di optare per due diverse fonti di illuminazione.
La prima, più puntuale, mirata sul banco di lavoro dove si preparano i piatti, la seconda, più diffusa, che illumini tutta la stanza. Questa sarà un’illuminazione dai colori caldi e non di tipo fluorescente, perché quest’ultima, virando al verde, diventa troppo fredda e rischia di falsare i colori. La regola è scegliere un’illuminazione molto vicina alla luce naturale.

Con il passare del tempo le case sono diventate sempre più piccole. Come sfruttare lo spazio cucina all’interno di appartamenti di dimensioni ridotte?

Le soluzioni non mancano di certo, ma quella che consiglio sempre a chi si rivolge a me è proprio quella di unire il soggiorno alla cucina, un’idea che consente di risparmiare spazio. Così facendo, si ricava un ambiente grande in cui, nello stesso tempo e nello stesso spazio, si agevola la convivialità.
Il modello di riferimento, a livello di architettura, è quello americano, per intenderci quello che si vede nel telefilm “Friends”, dove soggiorno e cucina diventano lo stesso ambiente e quindi si vive, si consuma, si chiacchiera, si lavora, si litiga, si gioca in una zona che non è più solo dedicata al cibo.

Parlando invece di colori, quali sono, secondo lei, quelli giusti da usare in cucina?

Io amo i colori, quindi rispecchio il mio modo di essere anche nel modo di arredare uno spazio e questo è anche il mio approccio verso i clienti. Cerco di capire la loro personalità e di conciliarla e adattarla alle loro scelte architettoniche.
Con i colori non c’è una regola ferrea. Possiamo dire che in spazi piccoli andrebbero scelti colori chiari che aumentano la profondità, ma il resto è soggettivo. La cosa più importante è utilizzare bene il colore naturale della luce, usando per esempio tende bianche, ricreando un ambiente piuttosto caldo.

Ma che rapporto c’è tra i colori usati in cucina e i cibi?

La cosa fondamentale è che non ci siano interferenze con i colori del cibo proprio perchè il primo momento di appagamento dato dal cibo è la vista quindi, se utilizzo delle interferenze luminose e cromatiche, cambio questa percezione. I soffitti, inoltre, devono essere sempre bianchi, perché nel momento in cui questo si dovesse riflettere sul piano di lavoro, deve essere un riflesso non filtrato dal punto di vista cromatico.

Com’è cambiata la percezione dello spazio cucina con il passare degli anni?

C’è un ritorno ai vecchi tempi, quando la cucina era il focolare domestico dove ci si ritrovava la sera e regnava il concetto di convivialità. C’è un ritorno alla centralità della cucina di casa come cuore e focolaio domestico. Le cucine che ci sono ora in commercio sono sempre più attrezzate e molto raffinate. La cucina non è più da nascondere, bensì da mostrare diventando lo spazio che per primo si presenta agli ospiti.

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